
Nel “Il giorno della civetta”, un romanzo di Leonardo Sciascia, terminato nel 1960 e pubblicato per la prima volta nel 1961 dalla casa editrice Einaudi, don Mariano Arena dice testualmente al capitano Bellodi “Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”. Anche i partecipanti a questo concorso possono essere suddivisi in quattro “ categorie “: i docenti, i preoccupati, gli struzzi e i raccomandati.
I primi, i docenti, per fortuna la stragrande maggioranza dei candidati, sono quei professionisti della didattica, abituati al confronto, alla riflessione, all’analisi dei contenuti e allo studio per il miglioramento delle loro competenze. Molti di loro si sono attivati nella ricerca degli errori e degli orrori docimologici presentati, denunciando irregolarità formali e sostanziali.
I secondi, i preoccupati, sono quelli che ricevono per sbaglio e anticipatamente mail con i test del concorso, questi appartengono alla categoria di chi riceve, a sua insaputa, evidenti vantaggi sociali.
I terzi, gli struzzi, sono quelli che pur di fare la prova concorsuale minimizzano tutto, dagli errori alle fughe di notizie, gridando che vogliono diventare presidi, imparando tutto a memoria, nel nome dell’irregolarità.
Infine i raccomandati, maestri del compromesso, che giustificano l’utilizzo di ogni strumento per il raggiungimento del loro fine, sognando di diventare un domani “Homo Tarantinus”, che attraverso l’uso di donnine più o meno “sportive” aspira a concludere affari, ricatti e corruzioni.
Aldo Domenico Ficara
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