
Il nodo da sciogliere era e rimane il riconoscimento economico e sociale della funzione docente, che non puo' essere priva del rispetto pieno della sua autonomia professionale e culturale, oltreché della tutela contro ogni gli atti di violenza, da chiunque siano compiuti. Il rispetto che si deve agli insegnanti è quello che si deve alla scuola come istituzione pubblica della società. Non mi pare che ci sia stato lo stravolgimento promesso dello stato giuridico disegnato nella cosiddetta Buona Scuola; piccoli passi, soggetti ad interpretazioni capziose.
Quel che colpisce e muove a indignazione è soprattutto la flebile difesa da parte del ministero dell'unitarietà del sistema nazionale di istruzione e formazione di fronte alla minaccia del regionalismo differenziato, che se attuato, travolgerà ogni legame comunitario della nazione e distribuirà in modo iniquo tra i giovani delle diverse regioni beni comuni come l'istruzione e il sapere. Una scuola servente gli interessi dei più forti e dei più ricchi tradirebbe alla radice le ragioni della sua stessa esistenza. Una scuola condannata a gestire le disuguaglianze non avrebbe più alcuna funzione civica di sviluppo e di progresso.
La scuola da sola non puo'darsi grandi mete; da sola, come mi sembra essere stata lasciata, la scuola puo' attuare, come oggi le condizioni richiedono, un seria e forte resistenza civile.
Raimondo Giunta